domenica 24 aprile 2016

L'estate degli annegamenti

enter image description here
L'estate degli annegamenti di John Burnside narra la vicenda, bizzarra anzichenò, della giovane Liv. A settanta gradi di latitudine nord, per la precisione a Kvaløya, Liv conduce un'esistenza riparata insieme alla madre, pittrice di un certo successo. Pur essendo nata e cresciuta ad Oslo, la ragazza appartiene totalmente al quell'isola solitaria ed isolata che la madre ha eletto a dimora ideale per cercare ispirazione.

È l'estate del passaggio dall'età scolare a quella adulta: Liv termina il liceo e deve decidere che cosa farà da grande. Ma è anche l'estate degli annegamenti: due fratelli gemelli muoiono in mare, l'uno dopo l'altro, senza apparenti spiegazioni. Suicidio, è la giustificazione della società . O sarà colpa dell'influenza di Maia, una ragazza cupa e disadattata, che per Liv incarna la malvagità di una fata crudele?

Proseguire nel riassunto della trama non è banale, perché realtà e fantasia si rincorrono in una danza fuori tempo. Nient'altro che una fiaba gotica, tendenzialmente povera di contenuti come tante favole. Ma il vero pregio di quest'opera, scritta peraltro da un autore che non è nativo della Norvegia, è nella disturbante diversità della giovane protagonista.

Liv è un personaggio estremo, quasi urticante; ha diciotto anni ma non vuole amici, non vuole una vita lontano dall'isola, non cerca ciòche dovrebbe cercare. Insomma, è un personaggio che non rispetta i desideri del lettore.
Ecco allora la vera domanda: fino a che punto è lecito pretendere che i protagonisti delle storie siano come noi li desideriamo? Abbiamo, noi lettori, il diritto di essere amareggiati perché l'autore di un libro non ci ha regalato la trama e i personaggi che vorremmo avere davanti agli occhi?
Tanta letteratura, sopratutto quella di successo, rincorre e talvolta anticipa i gusti del lettore mainstream. Se l'autore avesse voluto scrivere un libro di questo tipo, avrebbe parlato di una diciottenne energica, desiderosa di spiccare il volo, magari tormentata ma non troppo. Un'eroina positiva, ecco!
Invece Liv è decisamente negativa, fin dal primo incontro. Superstiziosa, morbosa, anche un po' arrogante. Pronta a giudicare ma ostile al giudizio altrui.

Io stesso ho avuto la pulsione di abbandonare il libro a metà . Ma avrei fatto male, perché è solo questa discrasia fra le aspettative del lettore e le scelte dell'autore che innalza L'estate degli annegamenti sopra la soglia della sufficienza. Se Liv fosse come quasi tutti i lettori la vogliono, l'intera storia sarebbe poco più di un episodio di un serial televisivo per adolescenti annoiati.
Invece merita; non è un capolavoro, ma merita di essere letto.

venerdì 22 aprile 2016

Sole a mezzanotte

È mia abitudine tenermi alla larga dal fenomeno dilangante ed invadente dei romanzi gialli scandinavi. Come tutte le mode, anche questa è arrivata a saturare il mercato: basta essere nato sopra la Germania e sei uno scrittore di gialli per diritto geografico.

Come spesso mi accade, ho iniziato a leggere Sole di mezzanotte per l'indiscutibile malìa della foto in copertina. Temevo di dover riporre il libro per disperazione e noia, ma ho avuto un vero colpo di fulmine!

Jon, killer al soldo del mercante di droga soprannominato Pescatore, commette uno sgarbo grave al suo capo; uno sgarbo che non si perdona, e si paga con la vita. La fuga è l'unica speranza, per quanto flebile. Inizia così un viaggio da Oslo fino alle terre dell'estremo Nord della Norvegia, dove la notte è luminosa come il giorno e la terra è dura come il cemento.

Jon assume il nome di Ulf, e sbarca in un minuscolo paese di laestadiani. Di alberghi o locande nemmeno l'ombra, così si rifugia per la notte nell'unica chiesa. Al mattino viene risvegliato da un ragazzino che lo tempesta di domande: è il figlio della sacrestana, una giovane donna con una cicatrice sul labbro superiore.
Con il loro aiuto Ulf si sistema in un capanno da caccia in mezzo al bosco, forse finalmente al sicuro. Ma la lunga mano del Pescatore non conosce confini: arriva un eliminatore con il compito di chiudere i conti in sospeso.

Uno dei pregi più notevoli del racconto è l'allontanamento progressivo dalla (banale) trama gialla. Più che la storia di un inseguimento nel contesto della malavita norvegese, Sole di mezzanotte si trasforma in un particolare romanzo di formazione. Il personaggio di Ulf non è particolarmente originale, ma è positivo. Conosce l'amore vero, e combatte per realizzarlo.

La vera domanda davanti alla quale l'autore ci inchioda è se sia possibile raggiungere il bene mediante la violenza. Il tema della religione (qui protestante) è trasversale a tutte le vicende del libro, per quanto la morale conclusiva abbia connotati molto terreni. La giustificazione di tutto con le buone intenzioni può apparire semplificatoria, certo; ma che cos'è un buon romanzo di intrattenimento? Sicuramente non è un trattato di etica.

Solo dopo aver terminato la lettura ho scoperto che Sole di mezzanotte è il secondo capito di una trilogia aperta da Sangue e neve. La tentazione di proseguire a ritroso è molto forte...

venerdì 8 aprile 2016

Il grande Maulnes

Esistono scrittori che attraversano come stelle cadenti la volta celeste della letteratura. Alain-Fournier è uno di questi.

Nato nel 1886 da una coppia di insegnanti, Henri Alban Fournier è un giovane studente che percorre una strada piuttosto travagliata: medita di studiare alla Scuola Navale ma cambia idea, poi cerca di entrare all'Ecole Normale Superieure senza successo. Dopo un inizio di carriera come redattore in un giornale parigino, entra nell'esercito come tenente riservista, e muore nei pressi di Verdun nel settembre del 1914. Il destino, già tragico, si accanisce anche sulle sue spoglie, rimaste in una fossa comune tedesca fino al 1991.

Il grande Maulnes è, di fatto, l'unica opera realmente compiuta di Fournier. Un romanzo di formazione che si intreccia rocambolescamente con la vita dell'autore. La trama narra le avventure adolescenziali di un ragazzo della provincia francese sul finire del XIX secolo. Figlio del maestro, vagamente introverso e malaticcio, diventa amico di Augustin Meaulnes, studente appena arrivato nella regione. Meaulnes è meno bambino dei suoi compagni, ha quel carattere da leader che spesso si riscontra nei giovani che hanno avuto un'infanzia complicata.

Un bel giorno Meaulnes, inviato a recuperare due persone alla stazione ferroviaria più vicina, scompare: torna dopo tre giorni, turbato. Racconta all'amico di aver vissuto una storia fantastica, dopo aver smarrito la via con il suo carretto. Vagabondando alla ricerca della strada giusta, Augustin è giunto nei pressi di un castello abitato da persone eccentriche. Tutte più o meno mascherate, indaffarate nella preparazione di una sontuosa festa di matrimonio. Quasi suo malgrado, anch'egli è invitato a presenziare al ricevimento, che tuttavia non si terrà mai perché la giovanissima promessa sposa decide di non presentarsi.
Gli invitati si disperdono, mentre il futuro sposo, in preda alla disperazione, fugge nei boschi. Ma in quelle poche ore, Meaulnes ha incontrato la più bella ragazza che avesse mai visto, innamorandosene perdutamente. E' la figlia del castellano, dunque di nobili origini e apparentemente altera.

Il ragazzo decide di ritrovare il castello per chiedere la mano della fanciulla. Non ricorda più la strada per tornare alla dimora, e solo con l'aiuto di un giovane zingaro che per un certo periodo frequenta la stessa scuola riesce ad ottenere indicazioni preziose. Purtroppo la vita spinge Augustin a spostarsi a Parigi, dove conosce e si innamora di una ragazza: la sposa mancata della festa.

In un incrocio molto ottocentesco di destini e di amori, finalmente Meaulnes ritrova la castellana e la sposa. Ma il suo cuore non batte ormai più per lei, deve ritrovare l'amata parigina e riparte, sempre in cerca di una quiete che forse non può avere.

Scritto con lo stile dell'io narrante non protagonista (in questo caso il figlio del maestro di scuola, che a distanza di anni racconta al lettore gli avvenimenti), Il grande Meaulnes porta ancora i tratti del romanzo romantico che appartiene al secolo precedente. Scritto nel 1913, solo pochi mesi prima che Fournier cadesse in battaglia, il libro è soprattutto l'esorcizzazione del grande dolore causato dall'amore negato. Fournier, nel 1905, aveva conosciuto una ragazza di cui si era perdutamente innamorato, mai ricambiato. Un amore di gioventù, certo; ma anche l'unico che avrebbe mai conosciuto nella sua breve esistenza.

Al romanzo manca, forse inevitabilmente, quella maturità stilistica che caratterizza i romanzi senza tempo. La scrittura è talvolta scolasticamente involuta, la trama è appesantita da episodi marginali cui troppo risalto è dato dalla mano dell'autore. Eppure è difficile non restare ammaliati da questo libro ormai più che centenario. Potrebbe essere, azzardo, una lettura piacevole anche nelle scuole di oggi.

Segnalo, in conclusione, il sito internet (solo in francese) dedicato al romanzo.