martedì 6 dicembre 2016

Guardare avanti

La nostalgia ha tanti volti. Per me, la mattina presto, ha il volto del mio professore di fisica al liceo. Salgo in autobus per raggiungere la stazione, e lo vedo scendere a piedi lungo via Manzoni. Uguale a venticinque anni fa, forse i (pochi) capelli più banchi e qualche ruga. Vestito in maniera improbabile come solo gli scienziati (e i professori) sanno fare: pantaloni color salmone, scarpe beige, giubbotto da sci con le maniche troppo lunghe.

Non ho un ricordo particolarmente piacevole di questo docente, che raccontava a noi studenti di aver desiderato una carriera come maestro di sci. Ma, aggiungeva, la vita gli aveva dato la sorte di fare l'insegnante di fisica, e ne era soddisfatto. Comunque non è questo il punto.

Il punto è che questo professore, immagino alla soglia della pensione, spinge la mia memoria indietro, a quegli anni in cui ero io a scendere tutte le mattine da via Manzoni con lo zaino carico sulle spalle. Anni di sogni, di paure, di interrogazioni e di risate con i compagni di classe. Anni di traduzioni dal latino e di problemi geometrici con parametro. Mentre guardo quest'uomo affrettarsi verso il liceo, mi chiedo: che cosa è rimasto oggi?

Un tempo avrei detto che rincorrere i ricordi è l'essenza della vita. Ma oggi non lo penso più. Il 2016 è un anno che ha segnato profondamente la mia esistenza, anno di passaggio e di approdo - finalmente - all'età adulta. Non temete, continuo a collezionare i fumetti di Topolino. Sono la mia navicella per tornare bambino un'ora alla settimana.

Però la svolta del 2016 mi ha spinto a rivedere certe convinzioni. Ormai sono convinto che i ricordi debbano stare dove sono, in fondo alla memoria. Stanno bene, al caldo, in pace. Il nostro scopo è quello di crearne ogni giorno di nuovi, di belli e di brutti. Pur sempre ricordi sono. In fondo i ricordi sono solo i mattoni che edificano la nostra casa, e sarebbe penoso fermarsi alle fondamenta. Ogni giorno un mattone, fino al tetto, senza guardare troppo indietro.

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