venerdì 27 novembre 2015

Gli ospiti paganti

Quella di Frances Wray era una famiglia tranquilla: suo padre e sua madre vivevano in una bella casa londinese, aveva due fratelli maggiori. Poi è venuta la guerra, quella Grande, e ha spazzato via tutto: il padre morto per infarto, i fratelli caduti in Francia durante un'offensiva.
Frances resta sola con la madre, supera gli anni della guerra, vive una fase di... ribellione (se così si può dire): si innamora di una ragazza, Chrissy, dando scandalo nella società inglese ancora vittoriana. L'amore proibito è messo a tacere.
Nel 1922 l'economia post-bellica stenta a riprendersi, e le due donne decidono di affittare due locali al primo piano della loro abitazione. È in questo modo che Len Barber e sua moglie Lilian varcano la soglia della tranquilla casa con giardino: niente sarà come prima.

Len è un giovane uomo impiegato in una società di assicurazioni, un po' spavaldo e vagamente malizioso. Lilian ama circondarsi di oggetti e arredi orientaleggianti, rincorre la sua passione per l'arte e fondamentalmente sopporta il matrimonio con Len. Finché un gioco, durante una sera in compagnia dei due ospiti paganti, scambia l'esistenza di Frances. L'amore represso rompe gli argini, si innamora di Lilian e viene ricambiata. Il marito è sempre più assente, soprattutto dopo aver subito una misteriosa aggressione a poche centinaia di metri da casa.
Ma la passione delle due donne è difficile da nascondere in quella magione così soffocante, e Len fraintende l'umore bizzarro della moglie: la accusa di tradirlo con un uomo, sospettando che Frances ne sia al corrente. Durante il litigio che segue, ci scapperà il morto.

Ma il romanzo non finisce qui, perché Sarah Waters imbastisce un resoconto processuale degno di una serie televisiva alla Law & Order. Ci sarà un lieto fino, seppure molto amaro.

Dell'autrice, premiata come miglior scrittrice giovane qualche anno fa (è del 1966), costruisce una trama che la critica ha giudicato avvincente se non entusiasmante. Di lei avevo letto L'ospite, e mi era piaciuto. Ignoravo che la Waters fosse un'icona della letteratura gay, come conferma questo lungo romanzo.

Che cosa penso di questo libro? Sinceramente, giunto all'ultima pagina, non riesco ad esserne pienamente soddisfatto. Sì, i personaggi sono ben costruiti, però... Sì, la trama unisce amore e morte, però...
C'è sempre qualcosa di strano, un retrogusto propagandistico che alle mie orecchie suona stonato. O forse sono semplicemente aspettative deluse, avrei voluto una storia gotica inglese e invece è arrivata una storia molto politica, se mi capite. Voto: sette meno meno.