giovedì 30 aprile 2015

Irène

Camille Verhoeven, commissario della Squadra Omicidi di Parigi, quarantenne, nano. Con uno stratagemma non particolarmente originale (l'uso della disabilità è molto diffuso tra gli autori di letteratura thriller) Pierre Lemaitre produce il primo capitolo di una trilogia poliziesca molto cupa. In questa prima avventura, il commissario Verhoeven è alle prese con un maniaco che sevizia e uccide donne imitando i più celebri assassini letterari. Coadiuvato (ma anche ostacolato, come il lettore potrà scoprire) dalla sua squadra, Camille si lancia in una caccia all'uomo disperata. Se vi state chiedendo chi sia quell'Irène che dà il titolo al romanzo, sappiate che si tratta della compagna del commissario. Introdotta al lettore come un personaggio di contorno, assume nel corso dei capitoli un ruolo decisivo e tragico.

Scritto nel 2010 ma tradotto in Italia solo quest'anno sull'onda del premiato Ci rivediamo lassù, Irène è per ammissione dell'autore un omaggio ai maestri della cosiddetta crime fiction. La tecnica del romanzo-nel-romanzo è spesso intrigante, ma per definizione sottrae originalità alla trama. Pur essendo una lettura coinvolgente e scorrevole, l'impressione complessiva è quella di un déja-vu banale, quasi la sceneggiatura per un altro film dove è sempre notte e piove a dirotto. Il finale è in linea con il cliché del polar francese: non arrivano i buoni a salvare le vittime, non c'è giustizia per i puri di cuore.

Al termine del romanzo c'è una postfazione dell'autore che mi ha fatto riflettere. Senza svelare troppi particolari, dovete sapere che le pagine conclusive trasudano letteralmente violenza raccapricciante. Come uno di voi lettori sa, ne sono rimasto turbato. Ebbene, Lemaitre scrive chiaramente nella postfazione che non v'è ragione per cui un romanzo noir debba risparmiare i dettagli più mostruosi, dal momento che l'unico fine del noir è proprio quello di raccontare la devianza e il crimine.
Mi ritengo un lettore e uno spettatore molto "americano", e apprezzo le storie che consolano. Il poliziotto, nella mia trama ideale, deve salvare gli innocenti: la realtà è già sufficientemente ricca di orrori e ingiustizie, che almeno la letteratura ci illuda e ci dia sollievo!

Ma è chiaro che ognuno ha i suoi gusti. Sono ancora indeciso se proseguire con i successivi romanzi, ma ho una certa tentazione di farlo. Giudizio: per stomaci forti, tenendo presente che è pur sempre fiction.

domenica 19 aprile 2015

Junos Pulse, VPN e Mac OS 10.10

Scrivo questo post più per riferimento personale che per effettiva utilità. Dopo tre giorni di maledizioni e di ricerche in rete, ho risolto un fastidioso problema che affliggeva il mio computer portatile Apple con sistema operativo OS X 10.10.3.

Descrizione del problema

Il mio ateneo offre un servizio di VPN basato su hardware e software Juniper. Il client di connessione è ora Junos Pulse 5.0. Quando mi collegavo ad internet attraverso un ISP (ad esempio quello della mia ADSL casalinga) e tentavo di stabilire una connessione VPN mediante Junos Pulse, l'autenticazione andava a buon fine. Tuttavia il traffico dati in ingresso era bloccato, e dopo qualche secondo Junos Pulse troncava la connessione.

Soluzione del problema

Tutte le operazioni descritte di seguito sono comandi lanciati da terminale. Per prima cosa, occorre annotarsi l'indirizzo IP del default gateway prima di lanciare Junos Pulse (in pratica il default gateway del proprio router ADSL o comunque quello della rete a cui si è collegati). Supponiamo che sia 192.168.0.1. Per questo è sufficiente il comando

[bash] route -nr

Dopo aver lanciato Junos Pulse, il default gateway del sistema è quello offerto dal fornitore di accesso VPN. Per consentire al proprio computer di scambiare dati attraverso il VPN, occorre sbarazzarsi della route "vecchia" associata al precedente gateway. Basta dare il comando

[bash] sudo route -n delete 192.168.0.1

e non spaventarsi se Junos Pulse si disconnette brevemente: dopo un paio di secondi la connessione sarà ristabilita e il traffico dati scorrerà senza problemi.

Considerazioni

Sinceramente non ho capito perché questo problema si manifesti. Soprattutto, non ho capito perché il mio portatile è affetto dal bug mentre il vecchio iMac (stesso sistema operativo) apparentemente riesce a sbarazzarsi della regola di routing conflittuale. Purtroppo i software VPN tendono a pasticciare la tabella di routing dei sistemi, lasciandole "sporche" e talvolta inutilizzabili.

giovedì 16 aprile 2015

Cose che gli studenti di oggi fanno

...e che voi non avreste mai osato fare ai vostri tempi.

1. Mandare email anonime (lo so che ai vostri tempi le email non usavano...) chiedendo con fermezza di cambiare la data del prossimo appello perché finalmente lo specialista ha fissato l'appuntamento per una visita medica.
2. Dopo aver scoperto di aver fallito per la ...esima volta l'esame, mandare una email in cui si fa presente che "ho studiato tutto bene e poi lavoro, quindi mi deve spiegare perché non ho superato l'esame".
3. Presentarsi a ricevimento perché "so che il suo è un esame del primo anno, ma vorrei laurearmi a giugno/luglio/ottobre e quindi dovrebbe anticipare il prossimo appello affinché io riesca a superarlo prima della consegna del libretto". Pazienza se hai avuto ventiquattro possibilità di passare matematica nei tre anni scorsi, sono tutti gli altri che devono adattarsi e concederti la venticinquesima prova.
4. Consegnare un elaborato quasi in bianco, e poi sventolarti davanti la brutta copia dicendo che lì c'erano tutti gli esercizi risolti correttamente.
5. "Che cosa sarebbe questa $L$?" "È una funzione..." "Non so, io sono abituato a chiamarle $f$, che cosa devo fare?"
6. Davanti ad uno studio di funzione, sudare una funzione completamente diversa e poi pretendere che l'esercizio sia considerato corretto.

sabato 11 aprile 2015

Einstein e gli errori

Scrive il fisico Carlo Rovelli (Repubblica, 11 aprile 2015):

Questa lunga serie di cambiamenti di opinione e di errori toglie qualcosa alla nostra ammirazione per Albert Einstein? No. Al contrario. Ci insegna, credo, qualcosa sull’intelligenza: l’intelligenza non è interstardirsi sulle proprie opinioni. È essere pronti a cambiarle. Essere pronti a esplorare le idee, accettando il rischio di sbagliare. Per capire il mondo bisogna avere il coraggio di provare le idee, e riadattarle continuamente, per farle funzionare al meglio. La forza della scienza è proprio qui: la capacità di produrre idee nuove e di riuscire a chiarire quando un’idea è sbagliata. Quelli che non sbagliano mai sono quelli che restano intrappolati in vecchi errori.

La prossima volta che un referee troverà un errore in un mio articolo, risponderò che l’ho commesso per il progresso della scienza.

mercoledì 1 aprile 2015

La casa dei fantasmi

La maggior parte delle storie di fantasmi sembrano scritte con la logica ⌘C-⌘V (copia&incolla), e questa non fa eccezione. Eppure ho letto questo libro di John Boyne con piacere.

La trama è, come detto, classica: la giovane Eliza Caine, londinese ventenne, resta improvvisamente orfana di padre. Non sopportando di vivere nella casa piena di ricordi struggenti, risponde ad un'offerta di lavoro come istitutrice di due bambini nel Norfolk. Solita villa nella campagna inglese, solita atmosfera sospesa e sottilmente inquietante.
Nella villa, apparentemente, vivono solo i due bambini: Isabella, la più grande, e il piccolo Eustace. Dei genitori non vi è traccia. Eliza prende a cuore il nuovo lavoro, ma eventi soprannaturali mettono a dura prova la sua stabilità.

Naturalmente non aggiungo ulteriori particolari sulla trama perché guasterei la sorpresa (?) di scoprirla leggendo il libro. Subisco da sempre il fascino dei racconti gotici in stile vittoriano, e questo di Boyne non è fra i peggiori. Si legge velocemente, l'autore è abile nel mantenere viva l'attenzione del lettore. Resta purtroppo quella sensazione di déja-vu che non tutti amano, fino all'ultima pagina: banale eppure inevitabile. Per appassionati del genere, senza troppe aspettative.