martedì 28 ottobre 2014

Il fiordo di Killary

In genere ho una istintiva riluttanza a leggere cose irlandesi, che trovo spesso vagamente ruffiane. Trovo una vena di autocommiserazione un po' fastidiosa, nella tendenza ad esaltare le difficoltà di una nazione che soffre il confronto con il Regno Unito. Ed effettivamente ho acquistato questo libro grazie alla simpatica copertina, ignorando la nazionalità dell'autore.

Essendo una collezione di racconti brevi, pubblicati in lingua originale in momenti diversi e in raccolte diverse, la sensazione è quella di un collage vagamente artificioso. Le prime storie insistono, come da tradizione, sui difetti tipici degli irlandesi: la tendenza a bere smodatamente, la recriminazione sulla realtà economica disagiata (quasi fosse colpa del destino cinico e baro), l'apatia dei frequentatori dei pub persi nella brughiera.
Bisogna invece farsi forza ed arrivare a metà del libro, prima di trovare le gemme uscite dalla penna di Kevin Barry. Ci sono storie di una crudeltà sorprendente, qualche strizzata d'occhio al genere poliziesco americano, una struggente e disperata storia d'amore nel mondo degli artisti di Berlino.

Ignoro perché mai l'autore del risvolto di copertina abbia scritto che non si smette mai di ridere leggendo questi testi: forse aveva frequentato troppo a lungo un pub irlandese. Voto? $7-$, facendo la media fra i primi e gli ultimi racconti.

sabato 18 ottobre 2014

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

Un romanzo molto particolare, quello della scrittrice polacca Olga Tokarczuk. Una storia ambientata sul confine fra la Polonia e la Repubblica Ceca, intrisa di ecologismo e di animalismo. La trama è molto semplice, quasi una fiaba: nei dintorni di un piccolo paese di montagna si susseguono morti inspiegabili, e l'anziana protagonista avanza l'ipotesi che si tratti di una vendetta degli animali selvatici contro l'umanità.

Ovviamente, e per fortuna, la verità è molto più banale, ma il lettore la scopre solo nelle ultime pagine del libro. Solo alla fine diventa chiaro che questa è una storia moralistica, una critica all'ipocrisia della società polacca così perbenista e così cattolica. La condanna della caccia e dei cacciatori diventa condanna della classe dirigente che tollera il male confondendolo con il bene. Notevole anche l'assoluzione de facto dei vendicatori, perché non può esserci rispetto per una giustizia erogata dal potere che si contesta.

È ammirevole il coraggio dell'editore che offre sul mercato italiano un volume di difficile lettura e ricco di aneddoti regionali alquanto sottili.