lunedì 23 gennaio 2012

Vanno, vengono, a volte ritornano: le nuvole informatiche

La notizia era probabilmente attesa: la maggior parte dei siti di file sharing (non sto parlando del Peer-To-Peer, ma di quei siti come Megaupload, Filesonic, Fileserve, ecc. che permettono di scambiare file di grandi dimensioni) sta chiudendo, o comunque sta rimuovendo a ritmo forsennato i materiali che odorano di pirateria. Checché se ne dica, tutte le lamentele appaiono giuridicamente pretestuose: il 99% degli utenti, regolari o saltuari, di quegli "armadietti informatici" cercava di scaricare materiale coperto da diritti d'autore. Fossero film, telefilm, libri, software, poco importa. Qualcuno dice che il mondo è cambiato, e il diritto d'autore non ha più alcun senso: può essere, ma le leggi devono essere rispettate finché non cambiano. Altri dicono che i prezzi dei cinema e dei libri sono eccessivi, dunque (?) è legittimo e doveroso espropriare gli autori dei loro diritti intellettuali. Personalmente sono scettico sull'uso di quel "dunque", sebbene la mia opinione personale è che la trasformazione della cultura da patrimonio comune a business sia una delle peggiori malattie degli ultimi decenni. Mio nonno mi raccontava che, nella sua Cunardo degli anni '20 (cent'anni fa, vi rendete conto?), gli spettacoli teatrali erano affollati e gratuiti; c'era una compagnia teatrale che recitava per passione e contribuiva all'educazione di una popolazione ancora largamente contadina e semi-analfabeta. Oggi, dopo un secolo, discutiamo di abolire le biblioteche perché non producono guadagni. E per chi dovrebbero essere un affare? Perché?

Tuttavia non voglio parlare di questo: voglio parlare di quel misero 1% di utenti della rete internet che utilizzavano i siti di filesharing per scopi leciti, e magari avevano anche un abbonamento. Certo, poca gente: ma più dei numeri mi interessa il principio. Perché, a bene guardare, la morale di tutta questa (bella o brutta) storia è una sola: possiamo davvero fidarci della nuvoletta (cloud) informatico? Non passa settimana senza che gli economisti del Corriere della Sera si lagnino per lo scarso successo del cloud computing nella piccola e media impresa. Poi, curiosamente, salta fuori che il Bureau (FBI) può far scomparire per sempre i miei dati, se qualche utente malizioso ha deciso di archiviare un film sulla stessa piattaforma. Certo, sospetto che qualche corte federale finirà per ripristinare un minimo di diritto: sarebbe pensabile che tutti i risparmi degli investitori svanissero nel nulla perché fra i clienti di una banca c'era un trafficante di armi? Ovviamente no, e sono quasi certo che questo nuovo maccartismo durerà lo spazio di qualche mese.
Eppure il problema si pone: se devo mettere i miei dati, cioè il mio business, in un archivio on-line, pretendo giustamente di essere assicurato e tutelato. I veri paranoici del web sanno bene che la miglior forma di tutela dei propri dati è un backup ridondante in locale, cioè sul proprio hardware. D'accordo, il mio disco esterno potrebbe essere distrutto da un frammento di meteorite, ma i fatti recenti suggeriscono (ironicamente) che sia più rischioso affidarsi ai professionisti del settore. Non possiamo nemmeno dimenticare che, in aggiunta ai danni materiali che la perdita dei propri dati può causare, c'è sempre il rischio della fregatura. Ricordo ancora l'incazzatura (scusate il francesismo) dei centinaia di utenti che avevano pagato 99 dollari per un account me.com di Apple; ebbene, dalla sera alla mattina, Apple ha deciso di regalare un account da tot Gb a tutti i possessori di un computer/telefono/tablet Apple! Sapeste che gioia scoprire di aver buttato nel gabinetto 99 dollari...

Ma so che la vostra curiosità è più spicciola. Vorreste sapere se io facessi uso di questi siti. Da utilizzatore finale (copyright) sì. Da uploader, no. Ho utilizzato Megavideo per rivedere qualche vecchio telefilm (quelli nuovi mi piacciono poco, e li replicano regolarmente in televisione), e mi spiace che non potrò più farlo. Poiché i DVD di qeuste serie sono introvabili, non potrei nemmeno pagare il giusto prezzo: questo è un vecchio discorso che si riallaccia a quello dei libri fuori catalogo. Non posso fotocopiarli perché sarebbe un reato, ma non posso comprarli perché l'editore ha deciso che non me li vuole vendere. La soluzione sarebbe semplice: una legge che obbligasse l'editore a restituire all'autore i diritt, così che questi possa eventualmente trovare un'altra casa editrice interessata alla ristampa. Poiché la soluzione è banale, sono sicuro che verrà immediatamente scartata.

giovedì 19 gennaio 2012

Tweetie

C'era una volta Tweetie, il canarino giallo:



Ai giorni nostri, quando senti una parola che inizia con "twit", pensi subito a Twitter. Già, proprio quel sistema di messaggini nei quali, teoricamente, dovresti scrivere il minimo indispensabile. E figurati se avrei potuto resistere alla tentazione di provare. Quindi ho un account su Twitter: @admsimat

A differenza di Facebook, Twitter è più complicato da usare: non è una piattaforma di blogging, e non è neanche una vetrina in cui scrivere le proprie fregole. A pensarci bene, è un sistema di SMS a pioggia, dove un singolo messaggio/pensiero viene copiato nella "bacheca" di tutti gli utenti che ti "seguono". Il risultato? Una congerie di messaggi scollegati, che in poco tempo stancano e innervosiscono.

Solo per fare un esempio, nella prima pagina del mio account leggo "tweet" su:

  1. lo sciopero dei tassisti a Roma, raccontati in diretta (!) da una tizia che non ho mai sentito nominare;

  2. l'incipit, spezzato in dozzine di tweet, di un libro in uscita presso una nota casa editrice;

  3. le condizioni meteo di tutte le località dell'arco alpino;

  4. la pubblicità di Joe Lansdale, che farebbe meglio a scrivere romanzi invece che tweet autopromozionali;

  5. Mario Vargas Llosa che accetta la presidenza di qualche cavolo di società filantropica, e si dice onorato (ma Vargas Llosa non mi stava sullo stomaco? Come ha fatto ad intrufolarsi nel mio account?);

  6. uno spot dell'Isola dei Famosi (mortacci loro);

  7. avviso che a Berna il cielo è nuvoloso;

  8. eccetera, eccetera, eccetera.


Eppure sembra che Twitter sia diventato la piattaforma sociale più popolare in tutto il mondo, dai giornalisti imbolsiti che non sanno più alzare le chiappe dalla sedia fino ai rivoltosi in Medio Oriente e in Africa. E il bello di tutto questo è che io non ho fatto niente! E già, perché se mi garba, basta che pigio "retweet" e diffondo come la peste polmonare (molto più virulenta di quella bubbonica) ogni mia sciocchezza a tutti quelli che mi "seguono", volenti o nolenti.

Delle due l'una: o devo ancora imparare ad usare Twitter, oppure non fa proprio per me...

martedì 17 gennaio 2012

La politica, gli ideali, i telefilm

Io ho sempre creduto di essere uno di sinistra. Da buon brianzolo, ovviamente, non posso essere uno squatter o un contestatore, ma penso di avere ideali di sinistra. Poi però, all'improvviso, scopro in me gusti decisamente contraddittori. Ad esempio, guardo volentieri telefilm come NCIS e Blue Bloods, dove motti come "Semper fidelis" o "To serve and Protect" sono pane quotidiano.
Non so spiegarlo, ma nell'essere di destra deve esserci qualcosa di straordinariamente riposante. Qualcosa, immagino, che ti permetta di buttare fuori tutta l'indignazione repressa, di sfogare i peggiori istinti senza timori. Restando in tema di telefilm seriali, fin da ragazzino guardavo Miami Vice, che oggettivamente era un perfetto risultato degli anni '80 dominati da Ronald Reagan e dall'abuso della violenza. Riguardo spesso i vecchi episodi, e capisco perché quella serie è stata duramente criticata per la cattiveria endemica: il detective Sonny Crockett (Don Johnson) sparava sempre almeno tre colpi ai "cattivi", per evitare che casualmente sopravvivessero oltre la fine della puntata. Nell'episodio "Motoclicletta dall'inferno", picchia violentemente un informatore in un bar, mentre il collega Ricardo Tubbs tiene sotto tiro con un fucile a canne mozze gli altri avventori. Tempi diversi, stili diversi: oggi la maggior parte di telefilm USA sono molto moderati, le armi non si vedono quasi più, e i cattivi sono spesso vittime della società o della malattia mentale.

Guardavo anche Hunter, altro esempio dello stile "poliziotto sporco, cattivo, ma integerrimo" di quei tempi. E ancora adesso mi capita di guardare qualche minuto del grottesco Walker, Texas Ranger con il fanatico estremista cristiano Chuck Norris che picchia con mani, piedi, gomiti e ginocchia i perfidi delinquenti. Ok, Walker fa davvero ridere, ma è apparentemente contraddittorio che uno di sinistra condivida la frase del tenente Martin Castillo:
Le regole ci sono per non farti pensare! 
Però, dovete convenire con me, guardare questi (presunti) buoni che malmenano i (presunti) cattivi è dannatamente terapeutico. E basta con il buonismo, e basta "bisogna capirli", "dobbiamo metterci nei loro panni", e altre amenità del genere. No, niente di tutto questo: due cazzotti e tre colpi di .45 in pieno petto, e poche storie!
Soldato, tu non devi pensare, non sei pagato per pensare! Tu devi rispettare gli ordini, senza discutere!
Volete mettere quanto sia piacevole e consolatorio questo invito a restare al proprio posto, a dimenticare tutti i dubbi e gli scupoli, a rispettare le regole senza discutere? Io sarò l'ultimo degli stupidi, ma ormai mi spiego perché la destra politica abbia sempre avuto più popolarità della sinistra: perché ogni uomo, ogni donna, non smette mai di sentire il bisogno di un genitore al quale aggrapparsi, di qualcuno che spieghi che cosa fare nei momenti di difficoltà. Ci sono tante rapine? Da sinistra ti invitano a non generalizzare, a non trovare capri espiatori, a mantenere il sangue freddo. Da destra ti dicono di prendere quei maledetti immigrati/zingari/poveri/comunisti e metterli tutti al muro (o, per salvare le apparenze, a rispedirli tutti a casa loro). Come negli Stati agricoli degli USA, se ti azzardi a mettere un piede nel mio giardino, tiro fuori la Costituzione e il mio fucile a canne mozze e ti stendo senza pietà. Diritto di difesa della proprietà, la chiamano.
Nei momenti di paura, di emergenza (vera o costruita), quale proposta sceglierà l'essere umano medio, quello che pensa ai fattacci propri e guarda i reality show alla tv via cavo? Indovinate un po'!

PS: Ok, dal taglio di capelli in giù, forse è vero che ho sempre represso un lato "militaresco" del mio carattere. Ma state tranquilli: non vi sparerei nel caso vi spingeste dentro il mio cortile senza avermi avvisato per telefono :-)



venerdì 13 gennaio 2012

Le fasi del lutto tecnologico

  1. Forse basta spegnerlo e riaccenderlo.
  2. Magari è solo un problema temporaneo.
  3. Chissà, forse aprendolo e togliendo la polvere...
  4. Non mi faccio illusioni, ma credo che si possa riparare in fretta e con poca spesa.
  5. Sarà difficile trovare il pezzo di ricambio, ma facciamo un tentativo.
  6. Magari, spedendolo all'assistenza ufficiale...
  7. Comprarlo nuovo costa meno della riparazione.
  8. Lo cambio, tanto ormai era lentissimo.


mercoledì 11 gennaio 2012

Lingua (tongue or language?)

Ricevo oggi questa email, che Gmail mette nella cartella Spam mentre il prestigioso filtro accademico lascia passare con la massima indifferenza:


Da: rukan dim <missrukanmkk@yahoo.es>
A: destinatari nascosti




Ciao Caro,
Il mio nome è rukan, io sono una ragazza bella e romantica giovane è stato colpito i quando ho visto il tuo profilo e si vuole instaurare un rapporto duraturo con te. Inoltre, io come voi a rispondere a me. Questo perché non so le possibilità di rimanere nel forum per molto tempo. si prega Se siete interessati a saperne di più su di me, e per me per l'invio di alcune foto della miniera,
Grazie in attesa di sentire da voi.
Con tutto il mio amore,
La signorina rukan
Puoi inviare una e-mail ok; (missrukanmkk@yahoo.es)


A parte il tono eccessivamente confidenziale e qualche scelta grammaticale opinabile, ho dovuto rileggere due volte la frase "l'invio di alcune foto della miniera". Miniera? Nel senso che questa "ragazza bella e romantica" lavora in miniera? O forse è povera e vive in una caverna: non c'era già una fiammiferaia povera e cieca?

Poi mi sono accorto che, sotto il testo in italiano, c'era il testo in inglese. La frase della miniera diventava "to send you some pictures of mine". Capito? Mine è stato tradotto con miniera, invece che con mie. Quindi niente minatrice romantica, e nemmeno novella fiammiferaia costretta a dividere una grotta con gli orsi in letargo. Maledetti traduttori automatici, avete ucciso il romanticismo!



domenica 1 gennaio 2012

2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here's an excerpt:
A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 6,200 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 5 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.