domenica 31 luglio 2011

Elogio del calzino

Tranquilli, non state per leggere un articolo feticista: con il tallone coperto di dolorosissime sbucciature sanguinanti da sfregamento, ho deciso di scrivere un brevissimo pamphlet in difesa delle taumaturgiche proprietà del calzino di cotone.

In quanto tale, un calzino è un oggetto elementare costituito da un tubolare di tessuto atto ad avvolgere il piede. Molto usato dall'uomo, è popolare fra le donne dei Paesi continentali. Indispensabile addirittura per quelli che, come me, hanno i cosiddetti "piedi dolci". Dovete sapere che il sottoscritto, fin dalla tenera infanzia, si è rivelato incapace di calzare scarpe senza l'ausilio delle calze. Che fossero scarpe per la neve o scarpe di tela, la minima dimenticanza o baldanzosità era pagata con la moneta sonante di piccole piaghe nelle parti strategiche dei piedi. Ma da bambini può essere normale che la pelle sia sensibile. Ora, a 37 anni suonati, mi illudevo di aver indurito le mie estremità a sufficienza per indossare comuni sandali da mare.
Ebbene, tolte le scarpe da ginnastica alle 13 di sabato, alle 18 dello stesso giorno zoppicavo vistosamente nel tentativo di evitare il sanguinamento dei miei poveri talloni scorticati. Un uomo di buon senso avrebbe ripiegato sulle scarpe da tennis, ma un uomo di buon senso non va al mare (scusate, mi è scappato un rigurgito di snobismo). Quindi ho perseverato, e alle 14:30 di domenica biancheggia l'osso della caviglia (sto esagerando, ma sicuramente il dolore è penetrante).

Una vota di più, sono costretto a riconoscere l'intelligenza pratica dei cugini teutonici di Germania e Svizzera. Avete presente la pratica di indossare i sandali con i calzini? In Italia è considerato uno spettacolo ripugnante, ma l'eleganza estetica può essere un prezzo troppo alto da pagare. Nelle mie recenti vacanze in Alto Adige e in Tirolo, ho incontrato molti escursionisti attrezzati in siffatta guisa, compresi ragazzi e ragazze (raramente italiani, comunque). Incoraggiato dal tempo fresco, ho voluto cedere alla tentazione: di fronte alla comodità e al sollievo, perfino il genio di Leonardo mi è sembrato imperfetto.
D'accordo, forse avrei sfigurato in un salotto elegante; ma in un paese di montagna nessuno strabuzzava gli occhi, ed io ho portato a casa solo le vesciche causate dagli scarponi durante una discesa ripida di 1300 metri.

La morale è semplice: assecondate l'estetica finché potete permettervelo. Ma solo uno stolto rinuncia a star bene per compiacere l'occhio. E quando vedrete un tedesco o una tedesca con i sandali da montagna e le calze di spugna, pensate che, probabilmente, lui o lei non devono passare la serata a disinfettare le escoriazioni e a bucare le bolle!

Mare, mare... mare?

Dunque: sono al mare. A Finale Ligure, o più precisamente a Varigotti. Sono arrivato da meno di dodici ore, quindi il buon senso dovrebbe suggerirmi di sospendere ogni giudizio. Tuttavia, vorrei esprimere alcune considerazioni di carattere generale sul mare, inteso come luogo di soggiorno e villeggiatura.

Uno dei miei esercizi preferiti consiste nell'osservare i tipi da spiaggia. L'ho fatto anche oggi pomeriggio, fingendo di leggere un Giallo Mondadori in piazza dei pescatori. La mia conclusione è semplice: al mare andiamo per sfogare i sensi di colpa e le repressioni di tutta la vita. Ho visto anziani pensionati che sfoggiavano unghie corrose e gambette rachitiche come se fosse una passerella di moda organizzata da Nosferatu. Poi sono arrivate le mamme cellulitiche, che sospingevano i pargoletti indemoniati verso la spiaggia; lo scopo era quello di consentire alle piccole locuste di rendere inabitabile un ettaro di sabbia tutto intorno.
Altrettanto caratteristici i branchi di adolescenti milanesi in libera uscita: vestiti come i membri di una gang messicana, arrivano sulla costa con le scarpe da pallacanestro e gli zaini della scuola. E ovviamente sono molto fieri di soffrire le pene dell'inferno quando la ghiaia ligure si infila sotto le stringhe e nelle mutande (firmate) che a San Babila vanno per la maggiore.

Sarò strano, lo ammetto. Però trovo straordinariamente intriganti le ragazze di cento anni fa, che sulle coste della Normandia prendevano il sole nei loro eleganti vestiti di cotone a righe blu. Sono certo che anche loro avevano difetti e imperfezioni sgradevoli. Ma l'eleganza raffinata che traspare dalle fotografie dell'epoca non ha paragoni con la triste esibizione di pancette saltellanti e polpaccetti da calciatore in pensione che ho ammirato questo pomeriggio.

Sono un po' snob, non è così?

giovedì 28 luglio 2011

Buone vacanze!

Come anticipato, da sabato 30 luglio a sabato 6 agosto sarò in (im)meritata vacanza a Varigotti.

A presto e buone vacanze a chi le fa.

lunedì 25 luglio 2011

Mac OS X Lion 10.7: appunti di viaggio

La notizia: la scorsa settimana Apple ha rilasciato la nuova versione del suo sistema operativo. Per la prima volta, Mac OS X è disponibile per il download (a pagamento, si intende) attraverso App Store. Il costo è contenuto, circa 24 euro. Di seguito le prime impressioni e qualche osservazione.

Per prima cosa, non è banalmente possibile l'installazione con formattazione. Come sappiamo, spesso i nostri computer accumulano "sporcizia" derivante dall'installazione di programmi che poi cancelliamo, dalla navigazione in rete, dall'uso quotidiano. Capita così di approfittare di un aggiornamento del sistema operativo per fare pulizia, e per prima cosa formattiamo il disco fisso (o una partizione). In questo caso, la via maestra per installare Lion è quella dell'aggiornamento da Snow Leopard. Quindi, chi volesse ripulire il computer, sarebbe costretto a formattare, installare Snow Leopard 10.6.8, e solo alla fine potrebbe aggiornare a Lion. Mi sembra di capire che esistano trucchi per utenti smaliziati, ma non voglio divagare. Per inciso, non avendo voglia di lunghe operazioni di configurazione, ho scelto il banale aggiornamento al volo.

Ho due Macbook (uno mio e uno di proprietà del mio dipartimento), e sul primo l'installazione è andata liscia. Per modo di dire, ha impiegato più di un'ora... Comunque non ho avuto difficoltà. Sul Macbook recente, l'installazione ha crashato con un messaggio che parlava di impossibilità di creare la partizione di ripristino. C'era anche un link ad un sito di Apple, che però era totalmente fuorviante: solo dopo aver tentato un secondo aggiornamento in modalità debug, ho visto che c'era un problema al disco fisso. Certo, sarebbe meglio se gli errori del programma di aggiornamento non venissero segnalati a casaccio, ma nel mio caso un bel

sudo /sbin/fsck -fy

in modalità single-user ha permesso la correzione dei difetti e la successiva installazione. Un'altra ora abbondante è trascorsa in questo modo.

Primo riavvio, e prime incertezze. La finestra di login è comparsa dopo due minuti di rotellina colorata, facendomi già temere il peggio. Ottenuto l'accesso al sistema, la prima impressione è quella di un restyling della facciata, senza cambiamenti epocali. Adeso le applicazioni possono essere lanciate da un menu analogo a quello di iPhone e iPad, ma non mi sembra comunque un sistema particolarmente efficiente. In tutta onestà, rimpiango ancora il vecchio menu con le applicazioni, in stile Windows/Linux. Ci sono altre novità grafiche, ma resta la sensazione che Gnome3 e Ubuntu Unity abbiano bruciato sul tempo gli sviluppatori di casa Apple.

I veri guai si scoprono solo quando si tenta di avviare applicazioni vecchie, compilate per gli storici processori powerpc. Purtroppo queste applicazioni risultano inutilizzabili, e meglio metterci una pietra sopra. Sfortunatamente anche alcune applicazioni per Leopard e/o Snow Leopard potrebbero manifestare instabilità e problemi di varia natura, ma ci sarà tempo per rilasciare gli aggiornamenti. Una delle cause più comuni di malfunzionamento è il ricorso massiccio ai 64 bit. Molti driver proprietari erano rilasciati per l'architettura a 32 bit, e in prima battuta alcune periferiche smettono di funzionare. Un esempio? La mia vecchia chiavetta internet Onda si rifiuta di funzionare su Lion. Ho scoperto che basta riavviare tenendo premuti i tasti "2" e "3" (sta per 32, mentre premendo contemporaneamente "6" e "4" si torna al kernel a 64 bit) per avviare un kernel a 32 bit, e i driver di Onda tornano a fare il proprio dovere. Ma sembra che l'uso sistematico del kernel a 32 bit non sia la panacea di tutti i mali, ed anzi ho riscontrato più difetti che pregi.

Una delle novità più sbandierate è il backup locale con Time Machine. Se finora era necessario configurare un'unità di archiviazione esterna, ora è possibile sfruttare lo spazio libero sul disco per i backup. Francamente mi sembra una sciocchezza, e sicuramente l'utente dovrebbe poter disabilitare questa caratteristica. Si può, per carità, ma occorre aprire un terminale e lanciare il comando

sudo mdutil -disablelocal

Insomma, senza Google nessuno saprebbe come fare. Purtroppo siamo abituati alla scarsa documentazione dei sistemmi operativi Apple. Supponendo di essere arrivati fin qui senza aver riempito il disco fisso e senza aver perso tutti i programmi comunemente utilizzati, spesso si presenta un fastidioso problema con Dashboard. Mac OS permette di usare le widgets, programmini minuscoli che non servono praticamente a nulla ma che possono devastare la CPU. Io avevo un processo al 100% della CPU, e mi è bastato svuotare ~/Library/Widgets per dar fiato al processore. Evidentemente qualche widget non funzionava e il processore tentava inutilmente di avviarla ad oltranza.

Infine, ci sono problemi meno comuni ma ugualmente fastidiosi. Il mio ateneo usa una VPN di Juniper, accessibile mediante un client Java. Quei geni di Apple hanno deciso di non rilasciare Java per Lion insieme al sistema operativo, costringendo l'utente a scaricare separatamente la nuova versione di Java: la vecchia non funziona e va cestinata. Ma nonostante questo, il modulo del kernel che occorre caricare per creare l'interfaccia VPN continuava a produrre errori; l'unica soluzione è stata la rimozione completa di Network Connect e la reinstallazione. Altrettanto semplice, ma ancora più noiosa, la correzione di MacPorts. MacPorts è un sistema di compilazione/installazione del software open source, nello stile dei Ports di *BSD. Essendo compilati al volo, i programmi di MacPorts difficilmente sopravvivono ad un aggiornamento del sistema operativo. Nel mio caso, un buon numero di programmi (mutt, procmail, ecc.) non si è accorto di nulla, ma alcuni (alpine, fetchmail, ecc.) hanno smesso di funzionare. Purtroppo c'è un solo modo di ripristinare la situazione ottimale: ricompilare tutto. È un processo molto lungo, spesso servono due o tre ore se i MacPorts installati erano tanti e particolarmente massicci.

Per adesso il bilancio è piuttosto neutro: qualche miglioramento e qualche ora di lavoro per riavere ciò che avevo già. L'impressione è che non ci sia alcuna fretta di aggiornare: in ogni caso, non bisogna illudersi che in mezz'ora i computer tornino attivi e funzionanti. Ma se abbiamo a disposizione una giornata libera, magari chiusi in casa perché fuori sta piovendo, il gioco può valere la candela.

giovedì 21 luglio 2011

mercoledì 20 luglio 2011

Fedora 15 is not that bad...

After so many years, yesterday I decided to try the recent Fedora 15 distribution. When I was a ph.d. student at Sissa, the default operating system on our workstation was Linux Red Hat. It was still free, and I learned to work with rpm's and so on. Later, Red Hat became a professional distribution for enterprises, while the free OS became Fedora. The very first releases were rather unstable, so I abandoned Fedora and turned to Slackware, Archlinux, Debian, etc.

My first feeling towards Fedora 15 was a bit skeptical: I thought it'd be the usual mess, with few packages and a complicated configuration procedure. On the contrary, it turned out to be easy, intuitive and friendly. I tried the integrated firewall (which can be configured in a couple of minutes, and more complicated netfilter rules can be added in the "iptables-save" format), and I could install every package I need with a simple "yum" command.

Well, Fedora won't be my main distribution, and I still prefer Archlinux. But it is a nice GNU/Linux system, and I do not understand why the Ubuntu/apt philosophy has become the standard for PC machines. It seems to me that Fedora's yum is a solid and versatile packaging system.

venerdì 15 luglio 2011

Trekking, almeno un po'

Dopo essere mancato per una decina di giorni, vi faccio un riassunto. In breve, sono stato in Alto Adige e in Tirolo a fare un po' di camminate e di trekking. Niente di straordinario, anche perché non ho il fisico; comunque mi sono divertito. Ecco qualche informazione in più:

  • Prima tappa sul lago di Vernago, con massacrante escursione al rifugio Similaun. Una salita ripida di 1300 metri, seguita da una discesa anche più debilitante: 1300 metri sotto il sole, sui sassi, con le vesciche ai piedi e le ginocchia che tremano per lo sforzo di camminare in pendenza.

  • Trasferimento nel comune di Solda. Qui i due giorni sono passati senza grandi sforzi, anche a causa del cattivo tempo. Il paese è piccolo e caratteristico, e ho potuto mangiare nel ristorante Yak & Yeti di Reinhold Messner. Un posto vagamente deludente per l'aspetto trascurato, ma la cucina è buona e rustica. Peccato per il temporale che ha fatto saltare la corrente in valle e ha creato problemi alle cucine del ristorante.

  • Tappa a Gries im Sellrain, simpatico borgo tirolese collocato in fondo ad una valle. Rilassante perfino la strada che dall'Italia conduce al Tirolo, senza traffico e immersa nel verde abbagliante dei prati e dei pascoli. Escursione poco impegnativa ma affascinante lungo un sentiero mistico che da Gries conduce al centro di Sellrain, un paio d'ore di cammino nei boschi e fra le mucche.

  • Passaggio a Matrei, nel Tirolo Orientale. Soggiorno nello storico Matreier Tauernhaus, sperduto fra i boschi ma accogliente e ristrutturato da poco. Ancora per il tempo incerto, abbiamo rinunciato all'escursione con vista sul Grossglockner, il ghiacciaio più alto dell'Austria. La breve passeggiata sostitutiva si è trasformata nell'escursione più lunga, seguendo un cammino circolare che ci ha portato a 2800 metri (circa 900 di dislivello rispetto al punto di partenza). Spettacolare la vista su altri due ghiacciai, ma faticosa e talvolta impegnativa l'ascesa sulla roccia nuda e umida. Devo biasimare l'abitudine austriaca di non segnalare la lunghezza o la durata dei percorsi escursionistici con gli appositi cartelli: spesso si crede di seguire un tracciato breve, e invece la realtà è ben diversa. Solo su una mappa turistica abbiamo scoperto che il tracciato circolare richiede in media cinque ore; noi l'abbiamo fatto in circa sei e mezza, ma con parecchie soste per decidere se proseguire o rientrare. Tutto sommato, al netto delle varie scottature al collo e ai polpacci, non è andata male.

  • Infine, da Matrei alla Valle Anterselva, con base a Rasun di Sopra. Ambiente molto campagnolo, sotto i 1000 metri di altitudine, Per trovare qualche servizio essenziale (banca, ufficio postale, qualche negozio) occorre scendere a Rasun di Sotto, raggiungibile con una passeggiata di un quarto d'ora su un sentiero affiancato al torrente.


Appunti per la prossima volta: spalmarsi più crema protettiva, portare qualcosa da mangiare anche quando non sono previste lunghe escursioni, e comprare una macchina fotografica, finalmente!