giovedì 26 maggio 2011

TeX in Gmail

This morning I stepped into a very nice plugin for viewing (La)TeX code inside Gmail messages. You can download it here, and it works on Firefox, Safari, Google Chrome and Opera. I tried it in Chrome, and it is a relief to read equations without converting the TeX source by hand!


I strongly suggest this extension to every scientist who exchanges emails with formulae written in TeX.

lunedì 23 maggio 2011

Montacarichi sociale

Dopo la puntata di Report di ieri sera, mi sono imbattuto in questo articolo. Per farla breve, si parla del peso dell'istruzione nella vita lavorativa. L'articolista, evidentemente embedded nel Corriere della Sera, insinua che studiare troppo non servirebbe, meglio piuttosto costruirsi una professione in età molto giovane. E porta l'esempio, francamente un po' stantio, delle due sorelle: l'una ignurant ma dotata di lavoro brillante, l'altra colta ma pezzente.

Lo stratagemma retorico non è originale, ma sicuramente scandalizzerà i lettori del Corriere della Sera. A me sembra che in tutti questi ragionamenti (non sempre intellettualmente onesti) si nasconda un banale errore di impostazione: l'innalzamento del livello di istruzione non può che comprimere la funzione di ascensore sociale dei titoli di studio. È una banale questione statistica, in quanto il valore di un bene dipende direttamente dalla quantità di bene a disposizione. Nel 1911, cento anni fa, una laurea era una certezza di riscatto e di tranquillità professionale ed economica. Peccato che fosse estremamente complicato uscire dalla classe sociale di nascita, e peccato anche che gli studi fossero riservati in larga misura a pochi pargoli della nobiltà e della borghesia più illuminata. Il resto dei ragazzi nasceva misero e crepava misero, o forse in una trincea.

Appurato che il titolo di studio non può essere contemporaneamente un ascensore sociale (o un montacarichi, nei sogni opportunistici di troppi) e un traguardo largamente accessibile e diffuso, occorre domandarsi se dobbiamo rassegnarci all'evidenza dei fatti.

Io penso di no: essere tutti laureati non coincide con l'essere tutti del medesimo valore. E qui si inserisce una variabile aggiuntiva, e cioè la volontà di distinguere fra titoli di studio burocraticamente equivalenti. E allora, da vetero-marxista-leninista (ormai lo siamo tutti, basta non pensarla come il governo), vorrei sfatare un falso mito: uguaglianza di possibilità ed appiattimento sono concetti affatto lontani. Qualcuno ricorda la selettività delle scuole e delle accademie oltre la cortina di ferro? Saranno stati anche comunisti, ma non regalavano le lauree per l'anniversario della nascita dell'URSS. Questo per dire che la battaglia per l'effettivo riconoscimento della qualità degli studi non può essere lasciata ai profeti del liberismo sfrenato, non fosse che per la spiacevole constatazione che i rampolli dell'establishment liberista si rivelano sovente dei perfetti idioti; per fortuna che il denaro e il potere di papà li tira fuori dalle galere e consente loro di appropriarsi di un titolo di studio con l'ausilio dei tutor sfruttati e precari.

Per concludere, io credo, con convinzione, che studiare serva. La cultura non è una condizione sufficiente all'arricchimento pecuniario, ma è una condizione necessaria all'arricchimento della persona e della società.

Il brontosimone

Recentemente mi è capitato di reagire male ad una email ricevuta nella mailing list dei ricercatori universitari. L'autore del messaggio, a me sconosciuto, scriveva le proprie sacrosante osservazioni in un italiano sintatticamente povero, quasi adolescenziale. Purtroppo ho risposto pubblicamente che quel messaggio rappresenta, ai miei occhi, il fallimento della scuola italiana (pubblica o privata, poco importa).

Ovviamente, sono stato rimproverato di scorrettezza e di maleducazione. Francamente me ne infischio, come ebbe a dire Clark Gable (e non Humphrey Bogart, grazie a Paola per la segnalazione) tanti anni fa. Il fatto è che non ne posso più di leggere compiti d'esame infarciti di errori grammaticali, e non ne posso più di leggere email miserevoli in quanto a consecutio temporum e accordo dei pronomi personali. Qualcuno dice che nelle comunicazioni elettroniche occorre essere indulgenti, addirittura sarebbe sconsigliato attenersi alle regole dell'italiano scritto. O bella! E perché mai, di grazia? Forse una email non è un testo scritto? Dovrei essere felice di indovinare la punteggiatura mancante perché l'autore ha avuto un'infanzia complicata?

Fin dalla tenera infanzia, mamma, papà, maestra e professori mi hanno inculcato (e ne sono orgoglioso) l'abitudine ad esprimermi dignitosamente: la povertà di linguaggio, mi dicevano, è la povertà dell'intelletto. Certamente possiamo, e sovente dobbiamo, esprimerci colloquialmente fra amici e parenti. Ma non è piacevole inviare una email dalla sintassi zoppicante a centinaia di colleghi sconosciuti. D'altronde, ho sempre pensato che un individuo scolarizzato dovrebbe faticare a scrivere male, e non a scrivere correttamente. Mi stupisce che, secondo alcuni colleghi laureati, mi starei sbagliando.

sabato 21 maggio 2011

Assessment

È una parola inglese che ho sempre fatto fatica a tenere a mente. Significa sostanzialmente "valutazione", ad esempio quando si giudica uno studente per il lavoro svolto. Oppure un docente. E già, perché qui casca il proverbiale asino, ed è un miracolo che non sia già morto stecchito per le ferite riportate nelle innumerevoli cadute.

Lo diceva De Filippo, gli esami non finiscono mai. Dopo decenni di tranquillità, sembra che anche in Italia ci stiamo facendo contagiare dalla mania della valutazione. E qui torna la vecchia favola della meritocrazia, panacea di ogni male.
La mia opinione è che serva molta calma, e forse la teoria della decrescita avrebbe qualche ragione di applicarsi anche in questo ambito. Ho infatti due tipi di paure: il primo è che la vita possa trasformarsi in un tritacarne darwiniano che stritola i presunti immeritevoli. Il secondo è che qualcuno cada sempre in piedi, eludendo il principio di uguaglianza.

A me va anche bene l'idea di essere valutato per la qualità del mio lavoro, sebbene questo aumenti la mia innata ansia. L'importante è che il processo di valutazione sia limpido e inappuntabile; il pericolo è infatti quello di premiare i soli raccomandati con una medaglia al valore. Insomma, oltre al danno, anche la beffa.

martedì 17 maggio 2011

Accattostudente

Stamattina, fra gli interessanti messaggi di posta elettronica che mi promettono parti anatomiche che nemmeno un cavallo, guadagni che nemmeno un emiro del petrolio, e ovviamente avvisi che il mio conto corrente sara' bloccato finche' non inseriro' la mia password in un form apposito, trovo la seguente email, con tanto di esercizi in allegato:

"Buon giorno professore sono uno studente liceale e vorrei chiederle una grossa mano, ho un test velocissimo di mate da svolgere e mi servirebbero le soluzioni di questi esercizi ESATISSIMI perchè ne dipende la mia promozione!! La prego mi dia una mano :(
Mi servirebbero le soluzioni dall'81 al 91.. puo aiutarmi per cortesia ? Un matematico come lei ci metterà sicuramente 2 secondi a farlo :) GRAZIE MILLE!!!"


 

Ometto il nome per rispetto della legge, non perche' l'individuo in questione (che chiamero' X) se lo meriti. Sorvolo inoltre sulla sintassi zoppicante e sul tono da chiacchierata al bar. Potrei spendere parole da moralista, potrei dire che la scuola serve ad imparare per se stessi e non per il professore di mate(matica). L'aspetto inquietante, invece, penso che sia l'evidente convinzione di X: non sono cosi' scemo da lavorare, quindi cerco qualcuno che lavori al posto mio. Chissa' a quanti colleghi e' stata spedita la stessa email, e temo che qualcuno ci possa anche cascare. 

Sappiamo tutti che gli studenti sono goliardici e furbacchioni, ma e' sconfortante che la tecnica dell'accattonaggio per comodita' sia arrivata fra gli adolescenti. Tutti lavoriamo e ci impegniamo per raggiungere un obiettivo. Come fara' il giovane X quando trovera' un lavoro? Cerchera' qualcuno che voglia sostituirlo per pura compassione?

domenica 15 maggio 2011

Left or right

Periodo di elezioni, come se in Italia esistessero periodi senza campagne elettorali.
Come spesso negli ultimi anni, continuo a domandarmi se esiste un test scientifico per decidere chi è di destra e chi di sinistra.
Pensavo di avere un'idea sufficientemente chiara, in proposito; poi ho letto articoli e interviste che mi hanno fatto barcollare. Sembra che amare la tranquillità e le case pulite con giardino sia inequivocabilmente di destra. Per esclusione, a sinistra vorrebbero tutti vivere nelle baracche coperte di graffiti?
Ho sempre pensato di avere idee di sinistra, eppure mi sento meglio nei paesi dell'Alto Adige che nei pressi dei centri sociali. Mi infastidiscono i suonatori di musica rock dopo la mezzanotte, eppure vorrei un mondo più giusto e la redistribuzione del reddito.

Ho la sensazione che il difetto sia nel manico: la politica italiana ha smesso di proporre modelli e idee. Ciò che conta è l'opportunismo istantaneo, la vittoria subito e ad ogni prezzo. Penso che, per fare un nome, Pisapia sia migliore della Moratti. Eppure, se dovesse riuscire a diventare sindaco, dovrebbe comportarsi come tutti i sindaci. Comandano altri, comanda la finanza, forse comanda la criminalità organizzata.

Per fortuna ho qualche certezza: costruire un muro davanti al Lago di Como non è di destra e nemmeno di sinistra; è da idioti.

martedì 10 maggio 2011

Archbang:bang!

Well, maybe you remeber that I like the Arch linux distribution. Yesterday I discovered ArchBang, which is clearly a sub-distribution. Anyway, it is great! You install it in a few minutes, you have an Openbox graphical environment, and everything works out-of-the-box!

Then you can modify it like it were an Archlinux system. Don't get scared when you see that there is almost no official documentation. Just go back to the Archlinux wiki, which is, in my opinion, the best source even for other distributions.

In this moment, I am trying it in a VirtualBox machine hosted by my old pc. It runs (almost) smoothly with as few as 256 Mb of memory! This is what I need: I want to add, not to remove.

lunedì 9 maggio 2011

Luoghi del cuore

Cunardo è il paese di nascita di mio nonno materno. Fin dal 1975 ho passato lì quasi tutte le vacanze. Dal 1997, quando mio nonno è stato male senza speranza di recupero, le mie visite si sono diradate. Ormai ci vado solo per curare la sua tomba e quella di sua sorella.

Venerdì scorso, in una giornata primaverile tipica delle valli varesine, ho trovato un paese rimesso a nuovo. Molte case sono state ristrutturate, alcune vie sono state allargate e finalmente Cunardo si sta scrollando di dosso quell'aspetto di abbandono e desolazione che non meritava.

Per me non sarà mai più il paese dell'infanzia, perché troppe persone se ne sono andate per sempre. È giusto (ed inevitabile) così, la vita continua e volgersi indietro non serve.



lunedì 2 maggio 2011

Se lo dice Alberto Angela in tv...

Finalmente ho la giustificazione per cazziare gli studenti che contestano i voti bassi in matematica, e contemporaneamente ammettono che della matematica non potrebbe importar loro meno di così. Ecco, l'ha detto Alberto Angela ad Ulisse, la scorsa settimana: non ricorderai mai a lungo quello che non ti interessa.

Sembra la scoperta dell'acqua calda, ma in fondo lo studio del cervello e del suo comportamento è proprio questo: confermare scientificamente (o eventualmente smentire scientificamente) quello che ci sembra vero per esperienza personale. Tutti noi, da studenti, abbiamo sperimentato quanto sia arduo studiare una materia che non ci piace. Nel mio caso, lo confesso, era soprattutto la storia: potevo tenere a mente un capitolo o due del manuale, ma dopo un mese restava solo una pallida traccia. Ora ce lo dice Angela Jr, che memorizziamo profondamente solo quello che ci interessa o ci incuriosisce. Il resto passa e va.

Quindi, la prossima volta che sento uno studente lamentarsi del voto basso in una materia che gli fa schifo, gli sbatterò in faccia la replica di Ulisse. Chissà che non gli faccia bene.